Niente di nuovo sul fronte del Trattato di Dublino ma qualcosa potrà succedere

La Corte di Giustizia dell’UE spegne le speranze italiane e greche suscitate dal parere dell’avvocato generale Eleanor Sharpston membro della Corte, per la quale il Regolamento di Dublino può  non essere applicato in circostanze eccezionali”.

Eleanor SharpstonLo scorso giugno l’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’UE, Eleanor Sharpston (nella foto a lato) aveva espresso il proprio parere secondo il quale il Regolamento di Dublino “non può essere applicato in circostante eccezionali” semplicemente perché il Trattato “non è stato concepito per disciplinare le circostanze eccezionali” come la crisi dei flussi immigratori affrontata dall’Unione nel 2015.

Il trattato di Dublino, ricordiamo, stabilisce che gli extracomunitari possono chiedere la protezione internazionale soltanto al Paese dell’Ue di primo approdo.

Il parere espresso dall’avvocato generale si riferiva ai casi del cittadino siriano e delle famiglie afghane che avevano presentato domanda d’asilo in Slovenia e in Austria.  Sia il cittadino siriano sia le famiglie afghane, in quanto provenienti da Paesi a rischio, hanno, potenzialmente, diritto all’asilo, ma in nome del Trattato di Dublino sia la Slovenia sia l’Austria glielo hanno negato, sostenendo che deve essere rilasciato dalla Croazia, primo Paese d’approdo sia del cittadino siriano sia delle famiglie afghani; sia in Austria sia in Slovenia i ricorrenti erano entrati illegalmente.

Il parere dell’avvocato generale aveva sollevato le speranze dell’Italia e della Grecia. Infatti, se la Corte avesse seguito il parere della Sharpston, per i 2 Paesi del Mediterraneo sarebbe caduto l’obbligo di trattenere gli extracomunitari che arrivano sulle loro coste e avrebbero potuto permettere loro di raggiungere le destinazioni dell’Unione che desiderano.

Ma la Corte di Giustizia, solitamente attenta ai pareri degli avvocati generali, in questo procedimento ha ribadito con sentenza, la validità del Trattato, affermando  che “a essere competente per l’esame delle richieste di asilo è lo Stato d’ingresso” e non quello dove viene presentata la richiesta. Nel caso specifico, quindi, la Corte ha stabilito che è la Croazia a dover esaminare le domande di protezione internazionale sia del siriano sia delle famiglie afghane e non l’Austria e la Slovenia.

La sentenza che potrebbe riequilibrare la situazione

Yves Bot avvocato generale Corte Giustiza UEAl tempo stesso però, in merito ad un successivo dibattimento, è stato chiesto alla stessa Corte di “respingere i ricorsi di Slovacchia e Ungheria” contro il ricollocamento provvisorio obbligatorio dei richiedenti asilo, dalla Grecia e dall’Italia.  La richiesta è giunta, anche in quest’occasione, da uno degli avvocati generali membri della Corte, Yves Bot (nella foto a lato), che sostiene che se viene applicata la ripartizione dei migranti nell’Unione europea “la Grecia e l’Italia possono fare fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015”.

Nel 2015, infatti l’Unione europea decise di mantenere il Trattato di Dublino ma di ripartire temporaneamente i richiedenti asilo nei Paesi dell’Unione in base a 4 parametri: PIL popolazione, livello di disoccupazione e numero di rifugiati già presenti sul territorio del Paese ricevente. Una misura non approvata dalla Slovacchia, dall’Ungheria, dalla Repubblica Ceca e dalla Romania le quali sono ricorse alla Corte di Giustizia europea contro la ripartizione, quindi, contro il Consiglio d’Europa.

Nel procedimento in corso la Slovacchia e l’Ungheria hanno ricevuto il sostegno della Polonia, mentre il Belgio, la Germania, la Grecia, la Francia, il Lussemburgo, la Svezia, e la Commissione d’Europa sono intervenuti a favore del Consiglio d’Europa.

Una sentenza che se tenesse in conto il parere dell’avvocato generale Yes Bot, potrebbe portare maggiore equilibrio al dettame del Trattato di Dublino nelle occasioni di flussi di migranti eccezionali.

Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per l’Immigrazione ha dichiarato che il Trattato è in fase di discussione e sono previste modifiche per le situazioni straordinarie, ma non prima dell’elezioni politiche tedesche, che si svolgeranno nel settembre 2017.

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