16 novembre. Giornata internazionale della tolleranza

Il 16 novembre si celebra in tutto il Mondo la Giornata Internazionale della Tolleranza, tema molto attuale e controverso, in un mondo che si confronta tutti i giorni con episodi di intolleranza.

La Giornata è stata istituita nel 1995 su iniziativa dell’Unesco, per ricordare i princìpi ispiratori della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo del 1948 e promuovere comprensione e tolleranza nei confronti di tutti, indipendentemente da etnia, religione, lingua e costumi.

La Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) coglie quindi l’occasione della Giornata Internazionale per ricordare ai genitori l’importanza di educare e formare i propri piccoli al rispetto e alla tolleranza verso qualunque diversità.

“Oggi le nostre classi sono composte da molteplici etnie, i bambini si confrontano sempre più spesso con coetanei di culture e nazionalità diverse.

È proprio in questo contesto che grandissima importanza assume la formazione che il piccolo ha ricevuto, i valori con cui è stato cresciuto – spiega  Giuseppe Di Mauro, presidente SIPPS. Dobbiamo essere noi genitori a parlare con i nostri figli, ad insegnare loro il rispetto per l’altro e l’accettazione di ogni diversità di cultura, colore della pelle, etnia o religione, evitando così il generare di sentimenti di ansia o paura per il diverso”.

Sono sempre più numerosi, infatti, gli episodi di intolleranza che i bambini si trovano a dover sopportare sia come testimoni involontari sia a volte come vittime. Basti pensare ai campi di calcio, spesso teatro di episodi di razzismo nei confronti dei calciatori di colore loro idoli oppure ai frequenti episodi di intolleranza religiosa.

Secondo l’ODIHR (l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani) dell’OCSE, i reati motivati dall’odio in Italia sono passati da 71 nel 2012 a 803 nel 2016 (il dato 2012, però, potrebbe essere particolarmente basso a causa di problemi nel sistema di rilevazione). Più della metà di questi episodi sono indicati come crimini legati a razzismo o xenofobia.

“Ansia e preoccupazione per ciò che è diverso, non uguale a noi, possonoinsinuarsi per ignoranza o per paura e la paura genera poi rifiuto e odio – aggiunge Giuseppe Di Mauro. Ecco perché è importante spiegare e rispondere alle domande dei nostri figli quando accadono episodi di intolleranza. La diversità deve essere vista come un’occasione, un’opportunità, un punto di incontro e socializzazione alla base della mentalità moderna: la diversità è un valore. E non dobbiamo mai dimenticare che alcuni stati emotivi negativi purtroppo si “apprendono” molto velocemente per imitazione involontaria sin dalla giovane età”. (Comunicato: SIPPS)

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