Il parere del Comitato di Bioetica. Il suicidio medicalmente assistito non è omicidio, né eutanasia

Il Comitato Nazionale di Bioetica ha pubblicato il primo parere sul suicidio medicalmente assistito, affermando che non coincide con l’eutanasia e aprendo, così, alla sua legalizzazione sulla base  del presupposto che “il valore della tutela della vita vada bilanciato con altri beni costituzionalmente rilevanti, quali l’autodeterminazione del paziente. E deve in particolare tenere conto di condizioni e procedure di reale garanzia per la persona malata e per il medico”, come riporta l’abstract del parere, documento intitolato Riflessioni bioetiche sul suicidio medicalmente assistito.

Lorenzo D’Avack, presidente del Comitato, ha spiegato alla stampa che era necessario “sgombrare il campo dagli equivoci. Il suicidio assistito non è omicidio e non prescinde dalla volontà dell’individuo di chiedere al medico la pozione fatale. Ben diversa l’eutanasia, anche se la conclusione è la stessa”.
Dopo un anno di lavoro e 54 versioni il Comitato è giunto alle votazioni dei suoi membri, i quali, pur su posizioni difformi, si sono espressi all’unanimità: 13 hanno espresso parere favorevole, 2 hanno espresso una posizione “non contraria ma più prudente nel denunciare il rischio del pendio scivoloso”, 11 i voti contrari dei cattolici (fonte: Corriere della Sera).

Il Comitato e il parere

Il Comitato è un organo consultivo della presidenza del Consiglio che ha il compito di orientare il Parlamento su temi eticamente sensibili, tenendo conto della difformità delle posizioni – come si riscontrano anche nella società – che nel caso del suicidio assistito, come riassumiamo sommariamente, si configurano tra chi è favorevole alla legittimazione del suicidio medicalmente assistito e chi è contrario perché considera che la “vita umana debba essere difesa come un principio essenziale in bioetica – leggiamo sull’abstract – e che (per il medico ndr) l’agevolare la morte segni una trasformazione inaccettabile del paradigma del curare e prendersi cura”.

Il parere è stato pubblicato con raccomandazioni allegate e le seguenti 3 postille: la prima del professor Francesco D’Agostino “a conferma del voto negativo dato al parere”; le due successive a firma della professoressa Assunta Morresi e del professor Maurizio Mori a conferma del voto positivo ma “precisando le proprie ragioni di dissenso su alcuni temi trattati”.

L’antefatto

Nel 2017 Marco Cappato – tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni – si auto-denuncia per aver assistito e accompagnato in Svizzera Dj Fabo (nome d’arte di Fabiano Antoniani), tetraplegico che aveva deciso, pubblicamente, di porre fine alle sue sofferenze con il suicidio medicalmente assistito.

Nel 2018 la Corte di Assise di Milano sospende il processo a Marco Cappato – pur riconoscendolo innocente dall’accusa di aiuto e istigazione al suicidio, art. 580 CP – rimandando alla Consulta la questione, posto che riguarda il diritto dell’autodeterminazione delle persone.  La domanda è: date determinate circostanze in questione  l’articolo 580 del Codice Penale è costituzionalmente legittimo?  La Consulta nell’ottobre dello stesso anno chiede al Parlamento di intervenire entro settembre 2019 con una legge appropriata che disciplini la materia. Se il legislatore non opererà toccherà alla Consulta pronunciarsi.

Il 30 luglio 2019 il Comitato Nazionale per la Bioetica, come consulente per le decisioni politiche, esprime  parere favorevole sul suicidio medicalmente assistito, anche se per una approvare una legge entro il termine previsto dalla Consulta non c’è più tempo.

 

Fotografie dall’alto verso il basso: 1) Comitato Nazionale di Bioetica; Marco Cappato in compagnia di Mina Welby

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