L’ossicodone. L’oppioide prescritto anche in Italia

Viene prescritto anche in Italia uno dei 2 principi attivi per i quali l’azienda farmaceutica produttrice Johnson & Johnson è stata condannata da un tribunale dell’Oklahoma al risarcimento di 572 milioni di dollari perché “responsabile di dipendenza da oppioidi”, come recita la sentenza, causando dall’inizio degli anni Duemila “un’epidemia” di 400mila decessi.

I principi attivi imputati sono l’hidrocodone e l’oxycodone, quest’ultimo presente in un’antidolorifico oppioide prescritto, anche nel nostro Paese come negli Usa, per combattere i dolori cronici e nelle terapie post operatorie.

Tornando alla sentenza degli Usa, la condanna alla J&J deriva dall’aver fatto una campagna promozionalecinica e ingannevole; un lavaggio del cervello per vendere oppioidi come droga magica”.  La multinazionale statunitense è la prima azienda farmaceutica a essere processata per crisi di dipendenza da oppiacei e la richiesta di risarcimento era, inizialmente, di 17 miliardi di dollari, cifra stimata per recuperare i costi delle cure cui si sono sottoposti i tanti sopraffatti dalla dipendenza ai principi attivi presenti nei 2 antidolorifici Nucynta e Duragesic, venduti tra il 2000 e il 2015.

Sul banco degli imputati, accanto alla J&J, anche l’altrettanto statunitense Purdue Pharma e l’israeliana Teva entrambe accusate di per aver contribuito alla diffusione degli oppioidi ma che hanno trovato un’intensa con lo Stato dell’Oklahoma versando, rispettivamente, 270 milioni di dollari  e 85 milioni.

L’ossicodone

L’oxicodone (o ossicodone) è un farmaco che deriva dalla tebaina, un alcaloide naturale estratto dal papavero da oppio, sintetizzato in Germania nel 1916 ed introdotto in campo farmaceutico per lenire il dolore neoplastico dei malati oncologici.

Ma nel 1995, l’ente regolatore sui farmaci degli USA, la Food and Drug Administration, approvò l’OxyContin, farmaco con una formulazione a elevato dosaggio a rilascio lento di ossicodone.  La diffusione del nuovo medicinale fu accompagnata da una campagna promozionale massiccia tesa ad esaltarne l’efficacia analgesica e minimizzando gli effetti collaterali, tra i quali, la possibilità di sviluppare dipendenza.  Il farmaco iniziò a essere prescritto dai medici generici e tra fine Novecento e i primi anni Duemila avvenne un’impennata di ricette per malati non oncologici.

Oggi, secondo Focus.it, i medici americani prescrivono l’81% delle prescrizioni globali degli oppioidi, un dato che dà la dimensione della epidemia da oppiacei che, però, sembra non aver contagiato l’Italia, dove i livelli di somministrazione non raggiungono i vertici statunitensi e nord-europei. Ma “l’attenzione delle autorità è massima” ha dichiarato Roberta Pacifici, direttore del Centro nazionale dipendenze e doping dell’Istituto Superiore di Sanità, alla quale ha fatto eco Patrizia Romualdi, professore associato di Farmacologia all’Università di Bologna, che attraverso le pagine del Corriere.it ricorda l’importanza di “non abbassare la guardia” senza ostacolare, però,  l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore per tutte le persone che le necessitano.

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