Non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire

GIOVANI E PROTESTANella giornata dei lavoratori, manteniamo alta l’attenzione sulla condizione di massima precarietà dell’Istituto Statale per Sordi di Roma.

Alla luce della protesta indetta da NIdiL CGIL Nazionale il 27 aprile 2017, in merito alla minaccia di chiusura dell’Istituto Statale per sordi, dovuto ad un’assenza di finanziamenti pubblici, una delegazione sindacale è stata ricevuta dal Miur. Qualcosa, forse sta cambiando.

Le sorti dei lavoratori precari ISSR sono legate a filo doppio con quelle della struttura stessa, che non è più in grado da oltre due mesi di corrispondere gli stipendi, ma anche di fare fronte alle spese di ordinaria gestione.

Una struttura statale che eroga un servizio pubblico, ma non può ricevere i finanziamenti pubblici dal 2000, quando il Decreto n.46152/00, ha distaccato le Scuole dell’Infanzia e Primaria dall’ISSR che, sotto la vigilanza del MIUR, ha assunto così “nella prassi” le funzioni di un Centro di eccellenza sulla sordità, unico in tutto il territorio nazionale.

Per realizzare appieno la trasformazione dell’ISSR, tuttavia, era necessario un regolamento governativo di riordino che ne disciplinasse le funzioni e lo dotasse di una pianta organica. Questo Regolamento governativo di riordino non è mai stato emesso. Sono vent’anni che l’Istituto, i suoi lavoratori (educatori, formatori, amministrativi), sono in attesa di essere “regolamentati”.

Il Vice Capo di Gabinetto Rocco Pinneri ha ricevuto la Delegazione e ha aperto l’incontro rappresentando la posizione del MIUR che è quella di massima disponibilità a predisporre in tempi rapidi una bozza di Regolamento, ma impossibilità, nel frattempo, di erogare un finanziamento, ordinario o straordinario, mancando la necessaria “cornice normativa”.

Stato di emergenza

Non c'è peggiore sordo di chi non vuole sentireL’Organizzazione Sindacale, nella consapevolezza dell’iter governativo, ha comunque sottolineato lo stato di emergenza, chiedendo una soluzione in via straordinaria. La situazione è già molto
grave, quasi tutte le attività sono paralizzate e i lavoratori precari sono senza stipendio da febbraio. I tempi tecnici per l’emanazione del Regolamento richiedono almeno 12 mesi, ma non è possibile chiedere ai lavoratori un’attesa così lunga.

D’altra parte, senza i lavoratori, le attività dell’Istituto Statale non potrebbero proseguire. A rischio quindi la chiusura dell’unico ente dello Stato che, su tutto il territorio nazionale svolge funzioni di consulenza, informazione, documentazione, formazione, ricerca e progettazione sulla sordità.

Un patrimonio prezioso per tutta la collettività e, in particolare, per le persone sorde e i loro familiari.

Inoltre, va evidenziato che  oltre al rischio di restare senza stipendio per mesi, i lavoratori precari dell’ISSR (parliamo di un precariato storico) rischiano di non potere legittimamente aspirare a essere ricompresi nella
Riforma Madia che prevede la regolarizzazione dei lavoratori precari nella P.A in relazione al “fabbisogno occupazionale”.

L’ISSR non può verosimilmente essere regolamentato entro dicembre 2017, entro questa data non potrà presentare il così detto “fabbisogno occupazionale”, perdendo forse una delle ultime occasioni di stabilizzazione all’interno della Pubblica Amministrazione.

Il patrimonio umano e professionale rappresentato dall’Istituto Statale Sordi di Roma non può e non deve essere dimenticato, ma semmai diventare un modello nazionale, che lo stesso Ministero dell’istruzione, Università e Ricerca dovrebbe aver cura di preservare, impegnandosi fin da subito e concretamente ad allontanare il rischio di chiusura, affrontando tempestivamente tutti gli aspetti.

Per questi motivi e al fine di garantire i livelli occupazionali fino all’approvazione del Regolamento, l’Organizzazione Sindacale ha richiesto l’apertura di un tavolo di confronto che coinvolga tutti i soggetti interessati, MIUR, Regione Lazio, Città Metropolitana e Ufficio Scolastico Regionale.

Per il momento, dal Miur, è stata ottenuta solo una disponibilità a verificare la fattibilità. La comunità educativa nel suo complesso è chiamata a mantenere alta attenzione su questa anomalia socio-educativa e professionale.

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