La lettera di Giuseppe Pignatone sul caso Regeni

A 2 anni esatti dalla sparizione in Egitto di Giulio Regeni, il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, titolare dell’inchiesta sul sequestro e sulla morte di Giulio, in una lettera inviata alla stampa, traccia il punto della situazione sull’indagine, mostrando dei punti fermi sui quali proseguire l’inchiesta. Le certezze alle quali è giunta la Procura sono: che Giulio è stato ucciso per le ricerche universitarie che conduceva; il ruolo svolto dai Servizi; e infine il tradimento perpetrato nei confronti di Giulio da parte di persone che il giovane ricercatore ha conosciuto nell’ambito delle sue ricerche.

La difficoltà di procedere in assenza del trattato di cooperazione giudiziaria

Il procuratore di Roma apre la lettera precisando che essendo i “tragici fatti” avvenuti in Egitto è stata “la naturale conseguenza” che spettasse alle autorità di quel Paese “il diritto ma anche il dovere di svolgere le indagini”.  La magistratura e la polizia giudiziaria italiana, precisa Pignatone, in questi casi possono solo “collaborare e supportare le attività degli inquirenti egiziani, anche con proposte e sollecitazioni” ma non possono “immaginare di raccogliere fuori dall’Egitto elementi decisivi per l’individuazione dei responsabili”.

Inoltre, rimarca il Procuratore, tra l’Italia e l’Egitto non esistono trattati di “cooperazione giudiziaria”: per questo la collaborazione tra le 2 procure quella di Roma e quella del Cairo – 7 incontri avvenuti nelle 2 capitali per condividere i risultati delle indagini – afferma Pignatone, rappresentano “un unicum” per il quale il magistrato ringrazia pubblicamente il suo omologo egiziano, Nabeel A. Sadek.
In assenza di trattati di cooperazione internazionali, la collaborazione giudiziaria, rileva Pignatone, può prendere le sue mosse solo dalla collaborazione tra i 2 governi in causa, com’è avvenuto tra l’Italia e l’Egitto.  E sulla realizzazione di tale collaborazione, afferma il Procuratore, “ha giocato un ruolo fondamentale la spinta dell’opinione pubblica anche internazionale” […].

Le certezze: la ricerca universitaria, il tradimento, gli apparati egiziani

Ripercorrendo le varie fasi del lavoro della Procura di Roma Pignatone scrive: “Nonostante diverse difficoltà oggettive, abbiamo raggiunto risultati concreti, dapprima per evitare che le indagini finissero su binari sbagliati (come un’inesistente attività di spionaggio da parte di Giulio o la responsabilità di una banda di criminali comuni) e, successivamente per fissare alcuni punti fermi nel cui quadro dovranno inserirsi i prossimi approfondimenti sull’omicidio”.
Pignatone entra, quindi, nel cuore dell’indagine ed elenca i punti concreti: “Innanzitutto il movente, pacificamente da ricondurre alle attività di ricerca effettuate da Giulio nei mesi di permanenza al Cairo; è inoltre emerso con chiarezza il ruolo di alcune tra le persone che Giulio ha conosciuto nel corso di tali ricerche, persone che l’hanno tradito. Ed è stata anche messa a fuoco l’azione degli apparati pubblici egiziani che già nei mesi precedenti avevano concentrato su Giulio la loro attenzione, con modalità sempre più stringenti, fino al 25 gennaio […]”.

Le contraddizioni di Cambridge

Altro punto fondamentale relativo all’inchiesta riportato nella lettera da Pignatone, visto che il “movente dell’omicidio di Giulio è riconducibile alla sua attività di ricerca, è “la ricostruzione dei motivi che l’hanno spinto ad andare al Cairo è l’individuazione delle persone con cui ha avuto contatti sia nel mondo accademico, sia negli ambienti sindacali egiziani.   Per questo le evidenti contraddizioni tra le dichiarazioni acquisite nell’ambito universitario e quanto emerso dalla corrispondenza intrattenuta da Giulio (recuperata in Italia dal suo computer) hanno imposto di effettuare accertamenti anche nel Regno Unito, resi possibili dall’efficace collaborazione delle Autorità d’Oltremanica. I risultati di tali attività — anche di perquisizione e sequestro di materiale — a un primo esame sembrano utili e sono allo studio dei nostri investigatori” […].

Le rassicurazione alla famiglia Regeni: la Procura andrà avanti

Giuseppe Pignatone, quindi, conclude la lettera con un pensiero rivolto ai genitori di Giulio Regeni, da cui il procuratore è rimasto particolarmente colpito per “la dignità” con la quale hanno “affrontato la tragedia” e per il loro “incessante impegno nella ricerca di verità e giustizia” assicurandoli che l’impegno della Procura non verrà mai meno: continuerà a fare “tutto quando sarà necessario e utile affinché siano assicurati alla giustizia i responsabili del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio”.

La versione integrale della lettera di Giuseppe Pignatone è stata pubblicata dal Corriere.it il 24 gennaio 2018.

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