Job act alla francese. Notti in piedi per gli indignados

CARTELLONI

Parigi, nonostante viva tutt’ora in stato di emergenza dopo gli attentati terroristici del 13 novembre 2015 dove persero la vita 130 persone, ritrova il suo spirito libero e autonomo e scende in piazza, per contestare  la nuova riforma del codice del lavoro del governo , il disegno di legge “El Khomri”,  considerandola letale nei confronti dei diritti dei lavoratori e in grado di incrementate il lavoro precario.

Le agitazione e le contestazioni sono iniziate dopo l’annuncio della riforma a inizio marzo, di cui un’importante il 9 marzo, sempre a Parigi.  Ma la manifestazione che ha avuto luogo il 31 marzo 2016 non si è più fermata; si è trasformata in una occupazione permanente  denominata “ Nuit debout”  (Notti in Piedi).

L’iniziativa Nuit debout si è formata spontaneamente, dopo la grande manifestazione, con cortei di lavoratori e studenti che dopo aver sfilato, hanno confluito in Place de la Republique, diventata dai giorni degli attentati, il punto di riferimento per i giovani di Parigi.

In Place de la Republique, oltre alla manifestazione,  in occasione della giornata di protesa si è organizzata la proiezione del film – documentario Merci Patron!  scritto e realizzato da François Ruffin, autore e giornalista.  La docu-fiction che ruota attorno la figura di Bernard Arnault,  proprietario del gruppo francese del lusso LVMH è,  sostanzialmente, una critica, anche se in chiave comica,  del sistema capitalistico.  Dopo la proiezione, sostenuti dalla redazione della rivista satirica Satire, i manifestanti  hanno deciso di non tornare a casa, accettando l’ipotesi che era stata ventilata durante l’organizzazione della manifestazione.  I giovani hanno montato delle tende di campeggio e un centinaio di loro, hanno dormito nella piazza.

E la manifestazione si trasforma in movimento

Da quella sera Pace de la Republique è diventata un luogo di dibattito, d’incontri quotidiani di persone che

Un momento dell'occupazione permanente

Un momento dell’occupazione permanente

si riuniscono dal tramonto all’alba, trascorrendo la nuit deboout, la notte in piedi, appunto, per confrontarsi, lanciare proposte, ragionare, riflettere, organizzare e partecipare ai dibattiti; dal centinaio della prima notte, sono diventati  migliaia.

E mentre scriviamo, sono al “44 dì di marzo” di protesta, perché questo è il calendario che si sono dati, contano i giorni di protesta a seguire dal 31 di marzo, la prima “notte in piedi”.

Nel frattempo da Parigi, l’evento si è esteso anche ad altre città francesi, come Nizza e Tolosa e Lione e un centinaio di cittadine in tutto il territorio nazionale. Naturalmente ha richiamato l’attenzione della stampa e, visto le caratteristiche della protesta, in molti hanno iniziato a parlare di “indignados”  (Spagna 2011) francesi o a fare riferimento  al fenomeno di Occupy  Wall Street ( USA 2011).

La polizia, interviene quotidianamente, cercando di mettere fine all’iniziativa, anche per motivi di sicurezza dei partecipanti stessi, poiché la Francia, continua a essere minacciata dagli attentati terroristici, ma la scrittrice Chiara Mezzalama, che vive a Parigi, intervistata nel corso della trasmissione “Radio 3 Mondo”, afferma che nonostante le difficoltà,  i manifestanti non hanno intenzione di lasciare la piazza e, anche considerando l’ostinazione tipicamente francese ben conosciuta dalla stessa Storia, gli occupanti vi resteranno a lungo.

Dagli iniziali studenti e sindacalisti, nei luoghi deputati all’evento si radunano persone di ogni genere, età  ed etnia. Non hanno ancora un programma ben definito, al di là dalla richiesta al Governo del ritiro della riforma del lavoro,  né un portavoce, ma resistono,  aumentano di numero e l’organizzazione migliora di giorni in giorno, grazie alle donazioni dei cittadini.

 

Il disegno di legge DDL E Khomri

Myriam El Khomri, Ministro del Governo francese

Myriam El Khomri, Ministro del Governo francese

Il disegno di legge “El Khomri”, da Myriam El Khmri, Ministro del lavoro dell’attuale Governo Valls,  per le sue caratteristiche si pone nel solco delle riforme del lavoro già effettuate in Spagna e in Italia con il Job act.  Si basa sul concetto che il lavoratore è subordinato “al buon andamento dell’azienda” come scritto sul testo.

Questa legge, secondo i manifestanti,  rafforza il potere contrattuale delle aziende, attraverso l’accordo d’impresa (ogni singola azienda con il sindacato), che sostituerebbe  il consueto accordo di settore – sindacato. Si individuano maggiori possibilità di licenziamento, con un tetto massimo di indennizzo  pari a 15 mensilità; possibilità di estensione dell’orario lavorativo dalle 10 alle 12 ore;  riduzione della contribuzione  delle ore lavorative straordinarie, in base all’accordo d’impresa.

Rispetto agli altri paesi europei,  il disegno di  legge “El Khomri”  ha un impatto sociale maggiore,  perché se approvato, fra l’altro,   annullerebbe l’impianto normativo delle 35 ore di lavoro settimanali (quattro in meno rispetto alle 40 ore italiane), introdotte nel 2000 dall’ allora Primo Ministro  Lionel Jospin, in base al principio “lavorare meno, lavorare tutti”.

Il DDL El Khomri è approdato in Parlamento il 24 marzo 2016 e le prime votazioni sono previste dal prossimo 3 maggio.

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