Ius soli. Il diritto alla cittadinanza

IUS SOLI 1Se cerchiamo di immaginare il futuro della popolazione italiana, le previsioni ci indicano che nel 2050 un terzo della nostra popolazione sarà composta d’immigrati e sarà un bene.

Infatti, se ci affidiamo allo studio Replacement Migration: is it a solution to declining and ageing populations? redatto dal Dipartimento degli Affari sociali ed economici dell’Onu, che dal 1995 analizza i modelli migratori, nei prossimi 25 anni, abbiamo la necessità di accogliere e integrare circa 20.000.000 d’immigrati per “rimpiazzare” i lavoratori italiani. Considerando che il tasso di maternità italiano è fermo all’1,2 bambini per donna, per quella data gli italiani che supereranno i 65 anni raggiungeranno il 35% della popolazione.

I dati Istat, al 1° gennaio 2016, ci informano che la popolazione in Italia è di 60 milioni 656 mila residenti (-139 mila unità). Gli stranieri sono 5 milioni 54 mila e rappresentano l’8,3% della popolazione totale (+39 mila unità). La popolazione di cittadinanza italiana, quindi, scende a 55,6 milioni, con una perdita di 179 mila residenti.

I bambini stranieri iscritti nelle scuole secondarie di primo e secondo grado, ammontano a 148mila nelle prime e a 157mila nelle seconde. I nati in Italia  sono il 30,4% degli studenti stranieri delle scuole secondarie di primo e secondo; il 23,5% è arrivato prima dei 6 anni, il 26,2% è entrato in Italia tra i 6 e i 10 anni e il 19,9% è arrivato a 11 anni e più.

Il “crac demografico”

Alla fotografia dell’Istat, si aggiunge la denuncia del Ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, che in un’ intervista pubblicata da La Repubblica il 14 maggio 2016, parla di “crac demografico”.  Il problema della decrescita,  risale ormai a diversi anni fa, ma negli ultimi 5 anni, ha assunto dimensioni allarmanti. Dal 2010 a oggi si è verificata una perdita del 12% delle nascite, pari a 60 mila bambini in meno.  “Se continua questa tendenza” afferma la Lorenzin “tra dieci anni nasceranno meno di 350mila bambini, il 40% in meno rispetto al 2010”.

Si rischia di andare incontro a un declino economico e sociale, che richiede delle rapide misure politiche volte a sostenere con aiuti diretti la natalità.
Al tempo stesso, ci sembra necessario, che la legislazione italiana, disciplini al meglio e quanto prima, la cittadinanza dei bambini stranieri in Italia. È sulla buona strada, il disegno di legge c’è, ma è tempo che concluda il suo iter parlamentare.

Il 13 ottobre 2015 la Camera ha approvato il Disegno di legge Proposta di legge d’iniziativa popolare: “modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, recante nuove norme sulla cittadinanza“, che dal 10 febbraio 2016 è al vaglio della Commissione di esame al Senato.

La nuova legge sulla cittadinanza introduce il cosiddetto ‘ius soli temperato’ e lo “ius culturale”, al posto dell’ancora presente ius sanguinis, che permette ai minori nati in Italia da genitori stranieri, di accedere alla cittadinanza italiana soltanto su propria richiesta,  entro l’anno del raggiungimento della maggiore età e non oltre.

 

Il DDL: ius soli temperato,  ius culturae e norma transitoriaIus soli 2

 Ius soli temperato:

I bambini nati in Italia diventono italiani per nascita soltanto se almeno uno dei genitori ha il permesso dell’Ue per soggiornanti di lungo periodo (valido per i cittadini extra Unione Europea) o il diritto di soggiorno permanente’ (per cittadini Ue).

Il genitore o chi ne fa le veci, deve fare una dichiarazione di volontà di cittadinanza del minore all’ufficiale dello stato civile del proprio comune di residenza. In assenza di dichiarazione, l’interessato stesso potrà fare richiesta di cittadinanza entro due anni dal raggiungimento della sua maggiore età. Il termine “temperato” indica  l’impossibilità di avere la cittadinanza italiana, per il semplice fatto di nascere sul territorio.

Ius culturae
Per i bambini nati o arrivati in Italia entro il compimento del dodicesimo anno di età dovranno obbligatoriamente frequentare uno o più cicli scolastici per almeno 5 anni. Nel caso la frequenza si riferisca alla scuola primaria, è necessario l’ esito positivo del completo ciclo di studio.

Anche in questo caso, la richiesta di acquisizione di cittadinanza deve essere espressa dal genitore con residenza legale in Italia o dall’interessato entro i due anni dal raggiungimento dalla maggiore età. Tra i 18 e i 20 anni di età, il diretto interessato potrà anche rinunciare alla cittadinanza italiana, purché sia possesso di altra cittadinanza.

Invece i ragazzi arrivati in Italia entro i 18 anni di età potranno diventare italiani dopo sei anni di residenza regolare e dopo aver frequentato e concluso un ciclo scolastico o un percorso d’istruzione e formazione professionale, anche se in questo caso vige la discrezionalità;

Norma transitoria
Per chi ha superato i 20 anni e ha maturato i requisiti previsti dalla nuova legge, la norma transitoria  prevede che possano diventare italiani i nati in Italia o arrivatici entro il compimento del dodicesimo, se hanno frequentato in Italia per almeno cinque anni uno o più cicli scolastici e hanno risieduto “legalmente e ininterrottamente negli ultimi cinque anni nel territorio nazionale”.

Chi possiede i requisiti, avrà solo un anno di tempo dall’entrata in vigore della riforma, per presentare al Comune di residenza, la dichiarazione di volontà. Il Ministero dell’Interno avrà sei mesi di tempo per accettare la richiesta.

 

Un decisivo passo avanti, ma non per i cittadini UE 

I cittadini dell’UE non rientrano nelle nuove norme di acquisto della cittadinanza per nascita,  perché sprovvisti del requisito indispensabile del permesso Ue “per soggiornanti di lungo periodo” rilasciato dall’Europa solo ai cittadini di Stati extra comunitari.

Ius soli 4La proposta di legge per il diritto di cittadinanza ha suscitato commenti favorevoli dai rappresentanti delle agenzie a tutela dell’infanzia come Unicef e Save the Children, i quali dopo il passaggio positivo alla Camera hanno dichiarato: “È un passo notevolmente significativo per centinaia di migliaia di bambini e adolescenti, che da anni attendono una riforma che vada di pari passo con il sentirsi italiani di fatto ma non di diritto”.

Non ci resta che aspettare l‘approvazione  definitivo del disegno di legge, passato  al Senato dopo il consenso della Camera, che ci auguriamo avvenga al più presto.

 

 

 

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