Il disincanto digitale e i giornalisti

Il giornalista è il solo scrittore che, quando prende la penna, non spera nell’immortalità. (Ugo Ojetti)

Siamo sempre più cittadini internettiani, ma ce ne fidiamo sempre meno. Alcune settimane fa è stato presentato l’Osservatorio Demos-Coop su “Gli Italiani e l’informazione”, un rapporto che ha raggiunto, con questa, la nona edizione. Che segna una piccola, importantissima inversione di tendenza: per la prima volta, infatti, Internet viene guardato dagli italiani con prudenza, anzi, quasi con sospetto.

I NUMERI – Vediamo meglio (per consultare i dati completi basta cliccare osservatorio atlante informazione), e partiamo dalle “quote di mercato”. Ebbene: il primissimo medium per frequenza e presenza di ascoltatori rimane di gran lunga la televisione, letta quotidianamente dall’82% degli intervistati. 1 su 2, ovvero il 49%, afferma intanto di informarsi su internet, il 38% tramite la radio, il 26% sui quotidiani (o sulla carta stampata in genere).

disincanto digitale 4UNA DIETA VARIA – Come si nota a primo colpo d’occhio, la somma fa ben più di 100% (per la precisione, fa 195%), quindi la dieta mediatica degli italiani che si informano è evidentemente una dieta varia, ovvero: molti di noi leggono più di un medium per informarsi. Il che è ovviamente normale, e conferma tra l’altro l’antica, sempre valida regola che ogni nuovo medium non cancelli mai quelli precedenti, ma si assommi a loro, modificandoli: è successo con la radio rispetto ai giornali, e con la televisione rispetto ai due precedenti.

CAMBIAMENTI MINIMI, GRANDI CAMBIAMENTI A ben guardare, infatti, la prima notizia è che gli scostamenti rispetto al 2014 appaiono minimi: non superano gli 1-2 punti. Quasi pari all’errore statistico. Quindi: nel 2015 abbiamo continuato ad informarci più o meno come nel 2014. Il che, come dicevamo, è una prima notizia, ovvero: internet non si sta più mangiando il mercato, ma se ne sta cibando con calma.

Perché i morsi si vedono: basta cambiare la prospettiva. Allungando lo sguardo, infatti, analizzando gli scostamenti del 2015 rispetto a 7-8 anni, ecco che le differenze sono più significative: la TV cala disincanto digitale 2di 5 punti, i giornali della stessa cifra, la radio tiene, internet raddoppia: nel 2007, per capirsi, diceva d’usarlo per informarsi “solo” il 25%. Ecco che, quindi, il fatto che 2015 su 2014 non segni trasformazioni evidenti, in un processo altrimenti così dirompente, dimostra di fatto un rallentamento della penetrazione della rete nei gusti mediali e informativi di noialtri italiani. “Negli ultimi due anni il sistema informativo sembra essersi consolidato, fra i cittadini – si legge nelle conclusioni dell’osservatorio – solo una componente ridotta di persone si informa esclusivamente su Internet. Intorno al 4-5% dei cittadini.

Mentre il 40% degli italiani sono “net-ibridi”. Alternano internet con gli altri media. Due su tre, fra loro, utilizzano la rete per leggere i giornali. E, comunque, quasi tutti continuano a guardare la TV. Dove il riferimento ai social-media è costante”.

LE TV-CENTRICHE“La Tv è morta, w la Tv”, quindi. Perché sua madama la televisione, come abbiamo detto, è guardata da 8 italiani su 10. E la quota di popolazione che la usa come unico mezzo di sostentamento informativo è pari al 22% (per capirsi, 4 volte abbondanti il numero di cittadini che usa solo internet). Persone, di solito, con basso grado di istruzione, soprattutto donne, di età medio-alta, tendenzialmente (è sempre lo studio a dirlo), “casalinghe”.

I NET-CENTRICIQuel 4-5% di net-centrici, invece, è praticamente simmetrico e opposto: giovani, di solito, istruiti, impiegati nelle professioni intellettuali, parecchi studenti, di solito maschietti, ma non solo.

disincanto digitale 6IL DISINCANTO DIGITALETutte cose, più o meno, già sentite e scritte. Con una novità rilevante: il disincanto digitale. Un disincanto latente, non espresso, ma evidente. Perché, come dicevamo, l’espansione della platea di internet si è rallentata (il che, negli anni di esplosione della penetrazione pervasiva degli smartphone, è particolarmente strano). Non solo: ci sono anche altri dati dello studio che lo confermano. Coloro i quali si dicono “convinti che la rete sia lo spazio dove l’informazione è libera indipendente” sono meno che nel 2014 (36% contro 40%). E anche quelli che dicono di aver “fiducia” nella rete diminuiscono: sono il 37%, erano il 40% nel 2014, addirittura il 47% nel 2013.

COLPA DEI GIORNALISTI?Cosa fare, allora? Se lo chiedono gli stessi giornalisti. Parecchio frastornati dalla pervicace pervasività dei social network, posti websociali in cui l’ibrido è la normalità e la comunicazione si disintermediatizza (cioè, perde i riferimenti degli intermediari di fiducia) per effetto di una esplosione di condivisioni e link a singoli pezzi, o citazioni di essi. “Dovete smettere di preoccuparvi dcarlo sorrentinoel citizen journalism, e cercare l’approfondimento, la qualità”. Parola di Carlo Sorrentino, professore universitario che da giovane doveva decidere: “Faccio il giornalista, o studio il giornalismo? Ho scelto la via più semplice…”.

Il professor Sorrentino, docente a Scienze Politiche, a Firenze, ha tenuto una lezione della formazione obbligatoria organizzata dall’Ordine dei giornalisti toscano dal palco dell’Hard Rock Cafè fiorentino, basando buona parte della sua argomentazione proprio sulle conclusioni dell’Osservatorio firmato da Ilvo Diamanti: “Le tendenze che vedo per il futuro sono sicuramente meno pagine in giro, quindi meno cartaceo, che non scompare ma si trasforma per forza; e poi tanto approfondimento, tramite internet e non solo, con capacità di analisi da far vedere, far valere, sviluppare.

Dovete dare chiavi di lettura per un cittadino che si ciba di sempre più fonti, media e contenuti; un target che diventa sempre più verticale, che ricerca cose ben fatte, con eleganza, punti di forza, concentrazione, capacità. Voi giornalisti – ha chiosato – dovrete sempre più essere bravi e professionali, perché la concorrenza è tanta, il disincanto pure, il tempo poco. Avete sola una fortuna: che noi cittadini avremo sempre bisogno di essere informati. Quindi, il vostro prodotto ci interessa ancora. A voi il compito di farcelo piacere…”.

 

 

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