Globalizzazione culturale? Tribunale francese proibisce la lettera ñ nel nome di un nascituro

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Curiosità dal mondo globalizzato, ma non troppo, a giudicare dalla decisione del Tribunale di Quimper (Bretagna, nord-est francese), che ha respinto la richiesta di una coppia di genitori di registrare il loro bambino con il nome di origine bretone Fañch. La notizia, battuta dall’agenzie internazionali il 13 settembre 2017, c’informa che il Tribunale ha scelto il diniego, perché la lettera ‘ñ’ non è riconosciuta dalla lingua francese.

Ma non viviamo i tempi della libera circolazione delle genti, delle merci e, soprattutto (o come dovrebbe essere)  degli scambi culturali?! E l’Italia accetta i nomi stranieri?

Da una veloce indagine sul web scopriamo che in Italia la   materia è regolata dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 2000 del codice civile.     Per i bambini di cittadinanza italiana,  sono ammessi i nomi stranieri da tutte le provenienze, purché espressi in lettere dell’alfabeto italiano,   comprese le lettere  J, K, X, Y, W;  riconosciuti  i segni diacritici (dieresi, accenti circonflessi, cedija etc.) e i caratteri ö, ä, å; accettati anche nomi in cinese o giapponese purché scritti con l’alfabeto e non con ideogrammi.
Per i bambini nati in Italia, ma di nazionalità estera vige, invece, la normativa del paese di provenienza, secondo specifiche norme di diritto internazionale privato.

Deduciamo, dunque, che il caro ex Fañch, al quale diamo il benveunto in questo mondo, se fosse nato in Italia non avrebbe avuto difficoltà a portare il nome scelto dai suoi genitori.

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