Giulio Regeni. La verità è lontana, ma non ci arrendiamo

Giulio Regeni

Giulio Regeni

3 maggio 2016, sono trascorsi 3 mesi dal ritrovamento del corpo di Giulio Regeni, il ricercatore di Fiumicello sequestrato il 25 gennaio scorso e  nei giorni successivi torturato a morte,  mentre si trovava al Cairo, per completare la sua tesi di dottorato presso la Cambridge University.
La richiesta per conoscere la verità sugli ultimi giorni di Giulio, nazionale e internazionale, di governi e, soprattutto, di tante organizzazioni umanitarie non subisce soste, ma il governo egiziano di al-Sisi, non sembra voler retrocedere dalla sua sistematica opera di depistaggio assunta fin dal principio, mentre le sue dichiarazioni ufficiali di volontà di collaborare con le autorità italiane con trasparenza vengono smentite quotidianamente dai fatti.

 

Dall’Egitto, repressioni, arresti e ancora depistaggi e diffamazioni

Ahmed Abdallah, consulente dei legali della famiglia Regeni, arrestato al Cairo

Ahmed Abdallah, consulente dei legali della famiglia Regeni, arrestato al Cairo

Dalla seconda metà di aprile, infatti, il regime militare di al-Sisi, sembra compiere un’ ulteriore giro di vite nei confronti della libertà di opposizione ed espressione. Amnesty International ha confermato che dal 21 al 24 aprile 2016, 90 persone state sottoposte a fermo giudiziario, con accuse gravi, come i  reati contro la sicurezza nazionale e violazioni della legge antiterrorismo oltre alla trasgressione del divieto di protesta.
Sempre Amnesty International conferma gli arresti avvenuti al Cairo e in altre città egiziane, nella notte tra il 24 e il 25 aprile 2016, di 238 persone, alcuni di loro impegnati nella ricerca della verità sul caso Regeni.
Tra i detenuti della notte di fine aprile figurano oltre alla giornalista Basma Mostafa (poi rilasciata), il consulente dei legali della famiglia Regeni, Ahmed Abdallah, trentenne presidente dell’Ong per i diritti umani “Commissione egiziana per i diritti e le libertà” (Ecrf), da sempre in prima linea contro le disuguaglianze sociali, politiche ed economiche in Egitto.
Ahmed Abdallah, prelevato dalla Forze Speciali, come gli altri accusato di istigazione alla violenza per rovesciare il governo, ma con l’aggravante di adesione a un gruppo terroristico e di promozione del terrorismo, si è visto estendere la custodia cautelare, dagli iniziale 4 giorni a 15 giorni, come è stato riferito da fonti giudiziarie egiziane.
La famiglia Regeni, attraverso uno dei suoi avvocati, Alessandra Ballerini, ha manifestato la sua “angoscia” per l’arresto di Ahmed Abdallah, ma come ha scritto il sito del quotidiano Al Masry Al youm, la procura generale del Cairo afferma che il provvedimento è stato attuato per “manifestazione senza autorizzazione” e che “questa questione non ha nulla a che fare con la famiglia dello studente italiano”.

Oltre a queste azioni di repressione, le istituzioni egiziane continuano la loro infausta opera di diffamazione, nei confronti della figura di Giulio Regeni, insistendo sulla possibilità che fosse una spia. È il caso del vicepresidente della Camera dei rappresentanti del Cairo, Soliman Wahdan, il quale, come riporta il sito de La Repubblica.it,  nel corso della trasmissione “Studio al Nowab” dell’emittente privata Ten Tv,   non ha esitato ad insinuarlo, aggiungendo che se venisse  dimostrato “si creerebbe un problema enorme tra l’Italia e l’Egitto. L’Egitto è uno stato di diritto e lavorerà per trovare i responsabili e giudicarli. Se però fosse dimostrato che Regeni era una spia si creerebbe un problema enorme tra l’Egitto e l’Italia. La fiducia tra i due paesi verrebbe meno”.

 

Paolo Gentiloni, Ministro degli esteri

Paolo Gentiloni, Ministro degli esteri

La posizione dell’Italia

Nel frattempo il 29 aprile 2016 il Ministro degli esteri italiano, Paolo Gentiloni, intervenendo alla trasmissione radiofonica “Voci del mattino”, di Radio Rai1, sul caso Regeni ha dichiarato che la collaborazione con l’Egitto “finora è stata assolutamente inadeguata”, e che il richiamo in patria dell’ambasciatore presso il Cairo, Maurizio  Massari, è “un fatto molto importante nelle relazioni diplomatiche fra Italia ed Egitto” e che il ritorno ai normali rapporti diplomatici fra i due stati dipende dall’atteggiamento che assume il governo di al-Sisi nei confronti  della ricerca della verità sui tragici fatti accaduti al giovane ricercatore.  L’Unione Europea  è consapevole che si tratti della gravità del caso Regeni, ma ha continuato  Gentiloni “non siamo ingenui, sappiamo che in questo raffreddamento dei rapporti tra Italia ed Egitto, ci sarà qualcuno che cercherà di inserirsi per conquistare relazioni privilegiate con Il Cairo. Ma non possiamo lasciarci guidare da questo”. In merito alla nuova rogatoria internazionale inoltrata dalla Procura di Roma, il titolare della Farnesina si augura ” che l’attività del procuratore Pignatone possa riannodare qualche contatto utile, ma nel frattempo manteniamo la nostra posizione d’insoddisfazione”, ma ha assicurato che “Il trascorrere del tempo non diminuirà l’attenzione dell’Italia

 

Le ultime notizie

Rasha Tarek con il padre e il marito uccisi dalla polizia egiziana

Rasha Tarek con il padre e il marito uccisi dalla polizia egiziana

L’ultima notizia in ordine di tempo è del 2 maggio 2016 e proviene dall’agenzia britannica l’Associated Press, che sostiene che due testimoni (anonimi per ragioni di sicurezza) affermano che la morte dei  membri della banda,  accusata dalle autorità egiziane di aver rubato e nascosto gli effetti di Regeni, non è avvenuta nel corso di un conflitto a fuoco, come sostiene la versione ufficiale, ma in realtà è stata “un’esecuzione” compiuta dalla polizia locale.  I due testimoni riprendono l’accusa, sostenuta in varie interviste, da Rasha Tarek, figlia del capo della banda, la quale con il fratello Sameh smentisce le autorità egiziane che considerano la banda come presunta responsabile del sequestro e successiva morte del ricercatore italiano, affermando con delle foto  come prove, che quel giorno 3 componenti della banda erano a tre ore di distanza dal luogo del sequestro, avvenuto il 25 gennaio 2016.  Sempre all’Associated Press, Rasha Tarek, per la prima volta e senza mezzi termini, dice: “Accuso il Ministero dell’interno di tentare di coprire le proprie malefatte uccidendo la mia famiglia”.

 

1 MAGGIO TARANTO 2Il 1° maggio a sostegno e in ricordo di Giulio

In Italia non si è persa l’occasione della ricorrenza dell’1° maggio, che vede tradizionalmente tante persone scendere nelle piazze, per ricordare Giulio e per chiedere la verità.
Nella regione di origine del ricercatore il Friuli Venezia Giulia, (Giulio era nato a Fiumicello), le complessive ottomila persone che si sono riunite nelle piazze di Trieste, Cervignano, Gradisca d’Isonzo e Pordenone, hanno aperto i cortei in nome di Giulio e con l’ormai famoso striscione giallo di Amnesty International e, dai palchi, molti sono stati gli appelli di “desiderio di verità e giustizia”.
Anche i tradizionali concerti di Roma e Taranto, hanno aperto le manifestazioni invocando la “verità per Giulio”.  Dal palco di Piazza San Giovanni di Roma, il cantante Luca Barbarossa, conduttore della manifestazione, prima d’intonare la canzone simbolo della violenza contro gli innocenti “Here’s to you Nicola and Bart”, ha detto fra l’altro “C’era un ragazzo che vive in ognuno di noi per chiedere giustizia e verità”.  E ha letto il seguente messaggio inviato dalla famiglia Regeni. “ Grazie mille a tutti voi. Che siete qui per divertirvi, cantare e chiedere insieme il rispetto dei diritti per tutte le persone, grazie! Non smettiamo di chiedere insieme verità per Giulio e tutte le persone che sono state private dei diritti e delle libertà. Buon Primo Maggio a tutti”.
Anche a Taranto tutti gli artisti che hanno partecipato al Concerto, hanno dedicano  la loro esibizione a Giulio e alla sua famiglia, mentre nel pubblico tante erano le bandiere gialle che sventolavano: una partecipazione ben descritta dal post di face book e dal twitter di Amnesty Internation Italia “La piazza di Taranto urla tutta la sua vicinanza alla famiglia Regeni”.

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