Autismo. Cade la garanzia del Fondo della Sanità Pubblica?

I disturbi dello spettro autistico sembrano non essere più garantiti dal Fondo della Sanità pubblica.

Nel corso della Conferenza Unificata (Conferenza Stato Regioni) del 10 maggio 2018 è stato approvato l’atto d’intesa che aggiorna le nuove Linee d’indirizzo. Tale atto comprende l’emendamento proposto dalla Regione Veneto e approvato dalle altre, che vuole che le nuove Linee d’indirizzo siano realizzate “compatibilmente con le risorse disponibili a livello territoriale”.  Un emendamento che rimanda anche i disturbi dello spettro autistico alle dipendenze delle risorse finanziarie delle aziende sanitarie.  Per essere più chiari: i servizi e le cure previste per le persone affette dallo spettro autistico, avranno la copertura delle Asl o meno, secondo la disponibilità economica delle stesse.

Si compie, cosi, un notevole passo indietro rispetto ai propositi della legge 134/15 Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie.  Il testo infatti si riproponeva di superare l’impasse dei provvedimenti diversi da regione a regione, parificando l’autismo, con la sua gravità, a livello nazionale.  Nell’articolo 1 il testo “prevede interventi finalizzati a garantire la tutela della salute, il miglioramento delle condizioni di vita e l’inserimento nella vita sociale delle persone con disturbi dello spettro autistico”.

L’artico 2 della legge 134/15 dice che “il testo di legge impegna l’Istituto Superiore di Sanità ad aggiornare le Linee Guida, redatte nell’ottobre 2011, riguardo all’evoluzione “delle conoscenze fisiopatologiche e terapeutiche della letteratura scientifica e dalle buone pratiche nazionali e internazionali”. L’aggiornamento delle Linee guida sul trattamento dei disturbi autistici è previsto per i malati di tutte le età”. Ed, effettivamente, l’aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) del 2017,  ha compreso i disturbi dello spettro autistico.

Ma allo stesso tempo lo stesso testo rimarca che la legge “non deve generare ulteriori oneri per la finanza pubblica” (art. 6) e indica le politiche regionali in relazione dello spettro autistico, mantenendo alle stesse un ampio margine di azione.

Si giunge, così, all’emendamento approvato nell’ultima Conferenza Stato-Regioni.

I commenti

Secondo Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo Onlus, tale emendamento “non è efficace” nei confronti della legge nazionale 134/15; non cancella la legge, tantomeno i Lea, ma inficia entrambi. “Getta una lunga ombra su un percorso di grande qualità compiuto dal nostro Paese – rileva Verzulli – vorremmo evitare il rischio di dover tornare a combattere per tutelare la salute dei nostri figli”.

Più pessimista invece il sito pernoiautistici.com, dove nell’artico Magia! L’autismo esce dai Lea, si legge che il nuovo emendamento “cancella di fatto la legge 134/15” e porterà le persone affette dalla patologia “a rimanere privi di cura e di assistenza, relegandoli allo stato di abbandono. Le famiglie, al solito, dovranno farsi completamente carico dell’assistenza al proprio caro. Ancora un volta quello che sembrava un passo avanti, indietreggia irrimediabilmente”.

Le associazioni di categoria, minacciano di impugnare l’atto d’intesa.

 

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