Cannabis light. L’emendamento che avrebbe fatto chiarezza

Il 16 dicembre 2019 al Senato, prima del voto di fiducia alla manovra di bilancio, il presidente dell’Assemblea, Elisabetta Casellati, ha comunicato l’inammissibilità dell’emendamento sulla cannabis light, ritenuto inammissibile in quanto estraneo alla materia in discussione. Si ritorna al punto di partenza, ossia al divieto di commercializzazione deciso dalla sentenza della Corte di Cassazione nel maggio 2019.

aggiornamento del 17 dicembre 2019, h. 09,15

L’emendamento stralciato

Potrebbe diventare legale la vendita della cannabis light. È stato approvato dalla Commissione l’emendamento nella manovra del bilancio che consente la coltivazione e la commercializzazione (anche per l’uso ricreativo) della canapa e dei prodotti derivati con una concentrazione del principio attivo THC fino allo 0,5%.

L’emendamento (a firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (Leu), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (M5S) modifica il testo unico precedente (legge 242del 2016), stabilendo che fino allo 0,5% di THC la canapa non può essere considerata stupefacente, fa definitivamente chiarezza e supera la sentenza del 30 maggio 2019 delle Sezioni Unite penali della Suprema Corte di Cassazione che aveva vietato la commercializzazione, gettando nello scompiglio un settore in crescita esponenziale.

Secondo Coldiretti, infatti, le aziende agricole che hanno investito nella coltivazione della cannabis, nell’arco di 5 anni, hanno portato i terreni coltivati dai 400 ettari del 2013 ai quasi 4mila del 2018. Da cui la considerazione che la coltivazione e la vendita di piante, fiore e semi a basso contenuto psicotropo (THC) – opportunamente e definitivamente disciplinata come sarà con l’entrata in vigore dell’emendamento – svilupperà un giro di affari del valore potenziale di oltre 40 milioni, con una più che positiva ricaduta per l’occupazione.

Sarà un ritorno al passato. E’ ancora Coldiretti a ricordarci come fino agli anni ’40 del Novecento l’Italia, con una coltivazione fino a 100mila ettari, era il secondo produttore di canapa del mondo (ci precedeva l’Unione Sovietica); un settore più che florido poi in declino a causa della progressiva industrializzazione, dell’affermarsi sul mercato delle fibre sintetiche e della campagna internazionale contro gli stupefacenti.

Oggi, oltre alla riconosciuta importanza della pianta in campo terapeutico, si è tornati ad apprezzarne la versatilità: impiegata, come da tradizione, nei settori dell’abbigliamento, della gastronomia e dell’arredamento, in più si presta a materiale primo della produzione innovativa e sostenibile come accade nella bioedilizia con gli eco-mattoni per le sue proprietà isolanti e quindi termiche e, particolarmente importante per il riscaldamento, in grado com’è di assicurare una combustione pulita.

 

 

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