Bibbia e Corano e nelle scuola di Chiavazza nessuno ha voglia di uscire dalla classe

Les élèves de l'école maternelle de Vitruve à Paris découvrent leur classe le 02 septembre 2003 pour la rentrée scolaire 2003-2004. 12.477.000 élèves tous niveaux confondus, de la maternelle au lycée, reprennent le chemin de l'école. AFP PHOTO

Mentre il dibattito politico italiano sembra impantanarsi tra pregiudizi e luoghi comuni, e opportunismo rispetto alla propria sopravvivenza elettorale, la società avanza verso nobili, civili, razionali e pragmatiche attitudini.

Eccone un esempio. In una scuola elementare di Chiavazza, quartiere di Biella ad alta concentrazione d’immigrati, l’insegnante di religione, Stefania Lavader, ha introdotto lo studio, oltre che della Bibbia, del Corano, con l’intento di far conoscere le 3 grandi religioni monoteiste.

Nella scuola da 20 anni, come riporta Il Secolo XIX, Stefania Lavader insegna in 11 classi e ha 250 allievi. Scevra dall’intenzione di proselitismo – ogni anno illustra il suo programma ai genitori e chiede la loro approvazione – l’insegnante ha compreso l’importanza sociale e culturale della conoscenza multiculturale. “Ognuno ha la propria cultura” ha dichiarato al Secolo XIX “e deve farne tesoro. Ma è giusto che conosca anche quella del suo compagno. “Il mio obiettivo prossegue Stefania Lavader “è semplicemente fare trovare a questi bambini un punto d’incontro, dando spazio a tutti”.

Per approfondire la conoscenza, la professoressa Lavader alterna lo studio teorico – fatto di letture ad alta voce, confronti e parallelismi – a esperienze pratiche, tra cui la “gita monoteista” così definita dalla stessa insegnante: nel corso di una giornata i bambini visitano una chiesa cristiana, una sinagoga e una moschea.

E come reagiscono i bambini? Con molta curiosità, soprattutto quando si affronta il tema dei sacramenti; perché spiega l’insegnante al Secolo XIX “i rituali sono molto diversi”. E il momento culminate sembra essere la preghiera: Stefania Lavader cerca un bambino della classe “che non sia di religione cattolica, disposto a leggere una preghiera della sua fede” ai suoi compagni. Dopo di che l’orazione letta è messa in relazione con il “Padre nostro”; il comune denominatore delle 3 religioni monoteiste, emblema dell’integrazione.

Eccole le basi per lo sviluppo di una consapevole convivenza pacifica, fondata sul pari rispetto per la propria e altrui cultura.

E per chi avesse dei dubbi – per motivi prettamente religiosi – sull’importanza dell’insegnamento delle 3 religioni monoteiste, che probabilmente- dovrebbe entrare nei programmi scolastici, ricordiamo l’incipit dell’articolo 16 (capitolo II) della seconda costituzione dogmatica del concilio ecumenico Vaticano II, Lumen Gentium,  che recita

« ….Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch’essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio.  In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne, popolo molto amato in ragione dell’elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili.  Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino”.

Come dice Stefania Lavader “non ho mai capito perché durante l’ora di religione qualcuno debba essere lasciato fuori dalla classe”.

Foto di copertina: by Afp Photo

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