Fake news e hate speech, l’insostenibile leggerezza dell’assuefazione

Se avete l’impressione che negli ultimi anni il linguaggio aggressivo e irrispettoso sia uscito dai social per diffondersi nel quotidiano reale, ebbene la vostra è un’impressione giusta. Una realtà confermata dal sondaggio condotto dalla Swg su mille persone, che ci fornisce un altro dato poco felice: il livello di attenzione e allarme verso le fake news (notizie false) e l’hate speech (discorso d’odio) diminuisce. Se nel 2017 il 70% della popolazione si mostrava turbata per la deriva del linguaggio, in questa prima metà dell’anno in corso solo il 53% esprime ancora preoccupazione. Così come si è abbassata, dal 65% al 49%, l’attenzione verso le fake news.

La ragione è l’assuefazione.  Fake news e hate speech rimangono problemi quotidiani ma ben 2 persone su 3 li ritengono fenomeni irreversibili e solo il 23% crede, ottimisticamente, che siano superabili. A mantenerne alta l’allerta nei loro confronti è la popolazione più istruita (+ 7%), mentre diminuisce del 6% l’attenzione dei millennials.

I bersagli favoriti del discorso d’odio sono la politica e l’economia con il 50%, seguiti dagli esteri e migrazioni con il 31%, ma sono in buona posizione anche le aziende che sembrano avere guai seri.

Nel mondo del lavoro

L’indagine compiuta, infatti, si è concentrata anche su un campione formato da 400 lavoratori e 100 dirigenti: il 47% dei primi dichiara che nel mondo del lavoro il linguaggio eccessivamente violento e gratuitamente scortese è molto più usato rispetto a 10 anni fa.  Mentre l’81% dei dirigenti ritiene che le aziende siano bersaglio di odio e notizie false al punto che per il 59% di loro è difficile mantenere il controllo dell’immagine online (soprattutto sui social network) del marchio aziendale.

Ma ogni azienda, come emerge dal sondaggio, non ha ancora acquisito la cultura del fenomeno social, è ancora disorganizzata nel rapportarsi con il web sia in termini di risorse sia di preparazione ed esperienza: avrebbe bisogno di munirsi di più competenze (42%), di numero più esteso di lavoratori  (30%), e investimenti mirati (20%).

Il 95% dei dirigenti aziendali sostiene che la buona educazione e il buon linguaggio incidono sulla reputazione del marchio ma per il 43%, con estrema sincerità, ammette che una pubblicità efficace deve contenere “toni forti”.

I risultati del sondaggio Swg sono stati presentati alla 2° edizione di Parole O_ Stili, l’incontro annuale della community omonima che porta avanti il progetto sociale di sensibilizzazione contro la violenza nelle parole e autrice del Manifesto della Parole non ostili.

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