Alta Corte UE. I Stati membri non sono obbligati ad accogliere i profughi

<> on October 21, 2015 in Dobova, Slovenia.

La Corte Europea di Giustizia ha emanato una sentenza che stabilisce che “gli Stati membri non sono tenuti, in forza del diritto dell’Unione a concedere i visti umanitari ai profughi che intendono recarsi nel loro territorio con l’intenzione di chiedere asilo, ma restano liberi di farlo sulla base del rispettivo diritto nazionale”.
Per l’Alta Corte UE “il diritto dell’Unione Europea stabilisce soltanto le procedure e i requisiti per il rilascio dei visti di transito o per soggiorni previsti sul territorio degli Stati membri della durata massima di 90 giorni”.
La sentenza della Corte europea di giustizia è stata battuta dalle agenzie di stampa il 7 marzo 2017 e coincide con l’annuncio della legge anti-migranti ungherese.

Nel frattempo in Ungheria

 Il Parlamento ungherese, infatti, ha approvato la legge che decreta la permanenza in detenzione dei richiedenti asilo entrati in Ungheria, fino alla decisione definitiva sulle loro domande d’asilo.   La legge prevede che i profughi e migranti sostino rinchiusi nei campi di confine, che sorgono tra la Serbia e la Croazia; anche ai rifugiati che chiedono legittimamente asilo, sarà impedito di circolare liberamente, durante l’esame dell’esame della loro pratica.
La legge voluta dal premier dell’Ungheria, Viktor Orban, era stata annunciata nel gennaio 2017. Lo stesso Orban, in quel tempo, aveva dichiarato di essere consapevole che il decreto sarebbe stato “contro le norme internazionali” accettate anche dal suo paese, ma di volere comunque la legge per contrastare “il pericolo del terrorismo islamico”, dimostrato, afferma Orban, dai sanguinosi attentati in Europa durante il 2015 e 2016.

La sentenza legittimerà i muri? Con quali conseguenze per la pace nell’UE?

In realtà il provvedimento anti-migranti era stato adottato dal Governo Ungherese in passato e sospeso nel 2013, sotto la pressione dell’Unione europea, della Corte europea dei Diritti umani e dell’Onu.  Nell’estate 2015 il paese magiaro aveva eretto un muro di filo spinato lungo 175 chilometri per chiudere il confine con la Serbia.  Seguito poi dalla Slovenia nel marzo 2016, decretando la fine della rotta balcanica seguita dai profughi e rifugiati che dal Medioriente entravano in Europa.

Oltre alla profonda solidarietà che proviamo nei confronti dei profughi e migranti, le due notizie, che sembrano collimare non solo dal punto di vista temporale, non possono esimerci dal porci la questione del futuro dell’Unione, l’unico status che ci ha garantito 70 anni di vita in pace.

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