Autismo. Rettifica e l’allarme rientra

Le prestazioni per i disturbi dello spettro autistico fuori dai Lea? Sembra proprio di no. Rientra l’allarme con tanto di rettifica.

Tutto era nato dalla notizia che nell’ultima Conferenza Unificata (Conferenza Stato-Regioni), dedicata all’aggiornamento del documento delle Linee d’indirizzo, fosse stato inserito nell’atto di intesa l’emendamento proposto dalla Regione Veneta che proponeva di sottoporre le prestazioni assistenziali del Disturbo dello spettro autistico alle disponibilità delle risorse finanziarie regionali.

Se così fosse stato, l’autismo, secondo le associazioni di settore, sarebbe stato automaticamente escluso dai Lea (Livelli essenziali di assistenza).

Dell’approvazione dell’emendamento ne aveva data notizia Giovanni Marino, presidente dell’Angsa Calabria e della Fondazione Marino, che ricevuto il testo emendato (prima della sua pubblicazione)  aveva lanciato l’allarme, scrivendone sul Sole 24 Ore (Con la nuova Intesa le Linee d’indirizzo escono dai Lea – 11 maggio 2018).

Va detto che il Ministero della Salute aveva escluso che il documento di aggiornamento della Linee  d’Indirizzo potesse avere ripercussioni sull’autismo, grazie alla legge 134/15 (Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie) e, soprattutto i Lea che ha inserito le prestazioni e i servizi per l’autismo tra i diritti esigibili.

A pubblicazione ufficiale del testo della Conferenza Unificata, poi, si e potuto constatare che l’emendamento non è stato inserito.

Ne ha preso atto Giovanni Marino, che ha così ha commentato le conseguenze del suo articolo: “Per chissà quale strano fattore, le linee di indirizzo approvate, sono quelle che abbiamo aiutato ad elaborare e non quelle che mi hanno inviato piene degli emendamenti che non potevamo accettare. Non ho difficoltà a chiedere scusa se il mio articolo sul Sole24ore ha scatenato un putiferio sul web. Se il mio articolo è servito a fare correggere qualche errore dimostra il ruolo associativo nella pressione mediatica. In ogni caso scusatemi ancora ma sono felice che il processo sui diritti delle persone con autismo si sia felicemente concluso”.

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