Contro l’afrofobia

Il 26 marzo 2019 il Parlamento Europeo ha adottato la risoluzione non legislativa sull’afrofobia: un termine, quest’ultimo, che indica “ogni forma di razzismo che include qualsiasi atto di violenza o discriminazione, alimentato da abusi storici e stereotipi negativi, che porta all’esclusione e alla disumanizzazione delle persone di origine africana”.

Con 535 voti favorevoli, 80 contrari e 44 astensioni è passata la risoluzione con la quale il Parlamento esorta le autorità europee e nazionali “a sviluppare politiche antirazziste e a porre fine alla discriminazione in settori quali istruzione, alloggi, sanità, giustizia penale, partecipazione politica e migrazione.

Sono circa 15 milioni le persone di origine africana che attualmente vivono in Europa e secondo i deputati europei sono costretti “ad affrontare discriminazioni persistenti e sono soggetti a stereotipi negativi profondamente radicati”; al tempo stesso si assiste a “crescenti attacchi afrofobici”.  Per questo con la risoluzione i parlamentari  chiedono alla Commissione europea e agli Stati menti dell’Eu “di riconoscere le sofferenze razziste, discriminatorie e xenofobe” e di offrire loro la “protezione adeguata contro le disuguaglianze per garantire che i crimini di odio siano adeguatamente indagati, perseguiti e sanzionati”.

Viene chiesto inoltre che le persone di origine africana “siano maggiormente prese in considerazione negli attuali programmi di finanziamento e nel prossimo quadro finanziario pluriennale (2021-2027).

Citando numerosi incidenti violenti e le morti avvenute durante la loro detenzione, i deputati condannano i maltrattamenti alle persone recluse di origine africana, da parte della polizia e  criticano “il frequente uso di profilazione razziale ed etnica nell’applicazione del diritto penale […]”.

La risoluzione non tralascia di “incoraggiare le istituzioni e gli Stati membri UE ad affrontare e correggere, ove possibile, le ingiustizie e i crimini contro l’umanità perpetrati in passato in nome del colonialismo europeo”. Viene chiesto di provvedere al risarcimento morale e materiale attraverso le scuse pubbliche e la restituzione “dei manufatti ai loro Paesi d’origine”.  Proposto ai Paesi dell’UE di liberare dal vincolo di segretezza i loro archivi coloniali e “presentare una prospettiva globale sul colonialismo e la schiavitù nei programmi scolastici”.

Infine è sollecitata l’istituzione a livello europeo “di una giornata in ricordo delle vittime della schiavitù e della tratta transatlantica degli schiavi e istituire i cosiddetti mesi della storia dei neri”. E necessario celebrare i “grandi risultati ottenuti nella storia dalle persone di origine africana”.

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