Le 70.000 scosse dell’Italia centrale

Terremoto centro - ItaliaIl terremoto che il 24 agosto 2016 colpì le 4 regioni dell’Italia centrale: Abruzzo, Umbria Marche e Lazio, è ricordato da Legambiente con 2 mostre fotografiche inaugurate a Rispescia (Grosseto), nell’ambito del Festambiente dal 4 al 15 agosto 2017.

Giunto alla sua 29° edizione, Festambiente – il Festival internazionale di Legambiente – ha come tema principale l’economia civile. In questo contesto ben s’inseriscono le 2 mostre che raffigurano  le immagini delle persone colpite – molte costrette a lasciare la propria casa senza aver potuto ancora farvi ritorno; inoltre vengono rappresentati i volontari che con il loro impegno supportano  le persone nel recuperare e salvare il vasto e importante patrimonio artistico, così come gli sforzi degli imprenditori e produttori che, faticosamente, mantengono in essere le loro attività.

In occasione delle mostre, Legambiente ha fornito i dati del sisma dell’Italia centrale, aggiornati al 14 luglio 2017: 299 le vittime, 140 i Comuni colpiti (87 nelle Marche) da oltre 70mila scosse,  con una media di 240 al giorno.

Una serie di eventi sismici, quindi, la cui prima fase ha avuto inizio il 24 agosto 2016 con la prima forte scossa, seguita dalle successiva del 26 e 30 ottobre. Quest’ultima è stata la più forte con una magnitudo di 6,5, avvertita in tutta Italia.  Replica il 18 gennaio 2017, quando si sono registrate 4  scosse molto intense.  L’ultima scossa  di magnitudo 4,2 è stata registrata il 22 luglio 2017.

In quell’occasione il sindaco di San Ginesio delle Marche, Mario Scagnetti che con sapiente ironia ha dichiarato all’Ansa “Ormai per una scala di magnitudo 4 non ci alziamo neppure”. Gli ha fatto eco il vice sindaco di Arquata del Tronto (Ascoli Piceno),  Michele Franchi, affermando che dopo un anno le popolazioni colpite hanno imparato a valutare la scala di magnitudo delle scosse, e a conviverci.

L’importante, ora, è guardare al futuro: la distribuzione delle case pre-fabbricate per tutti, l’accesso alle scuole e il ripristino delle condizioni affinché le attività locali possano svolgere a pieno la loro produzione; e soprattutto la rimozione delle macerie, il 90% delle quali, giace ancora lì, a ostruire le strade, le vie e i centri dei Comuni.

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