25 gennaio 2018, ore 19,41, una candela per Giulio

Il 25 gennaio 2018 ricorrerà il 2° anniversario della scomparsa di Giulio Regeni.  Ricercatore italiano, Regeni si trovava in Egitto per compiere le ricerche concernenti il suo dottorato presso la Cambridge University.  Nel pomeriggio del 25 gennaio 2016 fu fermato e portato via dalla polizia egiziana. Il 3 febbraio 2016 il suo corpo senza vita e con inconfutabili segni di feroce tortura fu ritrovato lungo l’autostrada Cairo – Alessandria. La mamma di Giulio, Paola Deffendi, dopo il riconoscimento della salma di Giulio dirà “un corpo riconosciuto solo dalla punta del naso. Sul suo viso ho visto tutto il male del mondo”.
Giulio Regeni stava svolgendo un’indagine scientifica sui sindacati indipendenti egiziani presso l’Università Americana del Cairo.  Precedentemente aveva lavorato presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite e per un anno aveva svolto ricerche per la società privata di analisi politiche Oxford Analytica.
L’ultima traccia di Giulio prima della sua sparizione è l’SMS che il ricercatore inviò alla sua fidanzata il 25 gennaio 2016 alle h. 19,41.  Dopo poche ore Noura Wahby denunciava sul proprio profilo Facebook la scomparsa di Giulio. Avrebbero dovuto incontrarsi a Piazza Tahir (Cairo) per festeggiare il compleanno di un amico comune.

A 2 anni dalla scomparsa di Giulio le indagini sulla sua morte sono ancora in corso, ma procedono con estrema lentezza nonostante l’impegno della Procura di Roma, sotto la guida di Giuseppe Pignatone.  Le autorità egiziane che formalmente avevano espresso la volontà di cooperare con le omologhe italiane, in realtà si sono rivelate non solo poco collaborative, ma addirittura devianti.  Vanno ricordati, infatti, i tentativi di depistaggio partiti dalla polizia e dalle autorità militari egiziane: in un primo momento hanno dichiarato che Regeni era rimasto vittima di un incidente stradale; seguì la motivazione del delitto passionale (presunta relazione omosessuale) e per ultima perché coinvolto nello spaccio per stupefacenti.
Quello che è certo, invece, è che Giulio Regeni è stato arrestato ed è morto sotto tortura. Perché scambiato per una spia, denunciato da Mohamed Abdallah? Sicuramente perché vittima di un sistema di violazione dei diritti umani come è accaduto a tanti egiziani dal 2015, vittime dello stesso meccanismo: sparizione-tortura-morte. Chi conosce tale sistema sia in Egitto sia in Italia non esita a definire la morte di Giulio un delitto di stato. Risale solo a pochi mesi fa l’ulteriore appello degli intellettuali egiziani e arabi rivolto alle autorità egiziane affinché rivelino tutti i particolari dell’inchiesta condotta sul sequestro e la morte del ricercatore italiano.

Le risposte sulla morte di Giulio Regeni, quindi, sono ancora di là da venire. Per questo la campagna nazionale per la ricerca della verità va avanti. E il 25 gennaio 2018 per commemorare il 2° anniversario della scomparsa di Giulio, dalle piazze italiane, alle h.19,41, partiranno le fiaccolate per ricordare il ricercatore italiano – che il 15 gennaio di quest’anno avrebbe compiuto 30 anni – e per esprimere il sostegno alla famiglia Regeni.

Le fiaccolate sono organizzate da Amnesty International Italia che per l’occasione ha lanciato la campagna #2annisenzagiulio. Di seguito riportiamo gli indirizzi dei punti d’incontro e gli orari d’incontro delle principali città italiane:
A Genova, h.19,00, Palazzo San Giorgio;
A Milano, h. 19,00, Piazza della Scala, davanti Palazzo Marino;
A Trieste, h. 19,00 , Piazza della Borsa, area Fontana del Nettuno;
A Roma, h. 18,45, Piazza Montecitorio;
A Napoli, h.19,00, Piazza del Gesù;
A Matera, h.19,00, P.zza Vittorio Veneto;
A Bari, h. 19,00, Corso Vittorio Emanuele II
A Palermo, h. 19,00 Piazza Pretoria;
A Cagliari,  h. 19,00, in Via S. Lucifero.

Infine sul seguente sito: Amnesty.it/2annisenzagiulio troverete l’elenco completo delle piazze italiane, oltre a tutti gli eventi già organizzati o che si vogliono organizzare entro il 25 gennaio, in onore di Giulio e per riaffermare l’esigenza di conoscere la verità sulla sua morte.

 

 

Foto di copertina: by Christian Minelli/NurPhoto / Getty Images

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