10 ottobre. Giornata europea e mondiale contro la pena di morte

10 Ottobre contro la pena di morte

Il 10 ottobre 2017 ricorre la 15° Giornata europea e mondiale contro la pena di morte.  Una ricorrenza che dovrebbe essere quotidiana, ma purtroppo così non è. Ben venga, quindi, l’occasione per fare il punto della situazione e riflettere su una delle maggiori violazioni dei diritti umani. Perché come sostiene il filosofo illuminista Cesare Beccaria nel suo saggio Dei delitti e delle pene (1714), non è l’intensità della condanna a prevenire i reati, ma la prontezza e la certezza della pena la quale “non sia una violenza di uno o di molto contro un privato cittadino”.

La situazione nel mondo

Secondo il rapporto di Amnesty International nel 2016 le persone che sono state messe a morte sono state 1.032, mentre le condanne sono state 3.117. L’87% delle esecuzioni sono avvenute in Iran, Arabia Saudita, Iraq e Pakistan.
Salgono a 18.848, registrati nella fine del 2016, i condannati rinchiusi nel braccio della morte: ossia in attesa che venga eseguita la condanna.
Complessivamente 23 Paesi al mondo hanno compiuto esecuzioni a morte, 55 hanno emesso condanne a morte, ma 142 sono abolizionisti per legge o per pratica mente 104 l’hanno abolita. Un dato in crescita quest’ultimo: nel 1997 erano soltanto 64.

Asia

Sostiene Amnesty che in Cina esistono centinaia di casi documentati di morte, non riportati nel registro giudiziario online, nonostante lo stesso sia stato presentato come “un passo decisivo verso l’apertura” e la stessa Cina lo usi come documento dimostrativo sulla trasparenza del proprio sistema giudiziario.
Scrive, invece, Amnesty che in realtà il registro, dal 2014 al 2016, riporta 85 esecuzioni a fronte di “almeno 931 condanne a morte”.  Il registro non riporta i nomi dei cittadini stranieri condannati a morte per reati di droga, ad esempio, nonostante i media locali abbiano pubblicato notizia di almeno 11 esecuzioni. Assenti dal registro anche i condannati a morte per terrorismo.  In Cina, come d’altronde è insito nella stessa pratica della pena di morte, sale il rischio delle condanne a morte per reati non commessi. Nel 2016 i tribunali cinesi hanno riconosciuto l’innocenza di 4 condannati a morte, annullandone la sentenza. Nello stesso anno, la Corte suprema ha riconosciuto l’errore giudiziario della condanna a morte – eseguita 21 anni fà- del ventenne Nie Shubin.

Nel continente asiatico peccano di trasparenza anche il Vietnam e la Malesia. Nel primo Paese, tra l’agosto 2013 al 30 giugno 2016, sono state eseguite 429 esecuzioni: dati presi dalle pubblicazioni giornalistiche. Ma il ministero delle Pubblica sicurezza non rende note le cifre. Come in Malesia, dove soltanto le pressioni del parlamento hanno permesso di conoscere il numero dei prigionieri nel braccio delle morte: 1000, mente le condanne eseguite nel corso del 2016 sono state 9.

Da segnalare, infine, le Filippine dove si cerca di rintrodurre la pena di morte, abolita nel 2006 e le Maldive intenzionate a riprendere la pratica dopo 60 anni. 

Stati Uniti

Migliorati i dati provenienti dagli Stati Uniti: scrive Amnesty International che per la prima volta, dal 2006, gli States non appaiono nella lista dei primi 5 paesi al mondo per esecuzioni.
20 sono state le condanne a morte eseguite nel 2016: cifra che per quanto colpisca, perché stiamo parlando del Paese leader del mondo democratico occidentale, rappresenta il numero più basso di esecuzioni dal 1991.

Le esecuzioni sono avvenute nei seguenti Stati: Alabama (2), Florida (1), Georgia (9), Missouri (1) e Texas (7).  Cinque Stati su i 51 della Federazione. Sono 12, invece gli Stati che, pur mantenendo la pena di morte, negli ultimi 10 anni non hanno eseguito le condanne.
32 invece le sentenze a morte nel 2016: un segno, rileva Amnesty, che i procuratori e le giurie, quindi l’opinione pubblica, iniziano a mettere in discussione la pena di morte come strumento di giustizia.  Ma, segnala il rapporto, la diminuzione delle esecuzioni è anche frutto delle dispute legali sui protocolli d’esecuzione e ai ricorsi sull’origine delle sostanze usate nell’iniezione letale.
Si può essere ottimisti e sperare in un Nord America che abolisca in un prossimo futuro la pensa di morte? Intanto 2832 detenuti si trovano nel braccio della morte e Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International, avverte che “le esecuzioni potrebbero nuovamente aumentare nel 2017. L’incredibile numero di esecuzioni fissate in Arkansas nel giro di pochi giorni ad aprile, sono un chiaro esempio di come il quadro (positivo degli ultimi decenni ndr) possa cambiare”.

In Europa: minaccia reale o finzione populista?

Neanche l’Europa appare del tutto al riparo dal fantasma della pena di morte. Infatti in occasione della Giornata europea e mondiale contro la pena di morte, la Conferenza delle OING del Consiglio d’Europa, in collaborazione con la Federazione internazionale di azione dei cristiani per l’abolizione della tortura (FIACAT), ha organizzato il dibattito intitolato: Ripristino della pena di morte in Europa: minaccia reale o finzione populista?. Il Segretario Generale Thorbjørn Jagland prenderà la parola durante l’evento, accanto ad attivisti internazionali contro la pena capitale.

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